• analisi settore merceologico e ambito concorrenziale – capire il grado di concorrenza presente sul web
  • età del sito e aggiornamenti costanti – l’eta del dominio viene considerata come uno dei principali elementi di distinzione da parte dei motori di ricerca; l’efficacia dell’anzianità di un dominio, a cui subito associata una homepage, conta in modo diverso a seconda dell’ambiente in cui ci si trova; la valutazione dell’età di un dominio va vista anche in funzione: della crescita dei contenuti del sito nel tempo, l’inserimento di nuove pagine, nuovi link e altro ancora – recupero informazioni su dominio italiano o su dominio estero
  • valore del sito nei confronti dei motori di ricerca – non si tratta di un valore standard per tutti i motori, ma il vero terreno di scontro è principalmente il PageRank di Google – un voto che il motore di ricerca dà a ogni singola pagina presente sul web, in base a un algoritmo specifico; Urlmetrix – un sito dedicato all’analisi completa di ogni pagina web
  • identificazione delle migliori keywords, analisi semantica – analizzare i contenuti del sito, cercare di capire se tra questi esistono già parole chiave significative e studiare un modo per migliorare l’indicizzazione; cercare le parole più adeguate e a minor competizione può essere un lavoro lungo e laborioso, se fatto in maniera manuale; un esempio di software molto avanzato è KeywordElite; esistono anche software gratuiti KeywordFisher; una volta identificati i termini più adeguati, bisogna controllare il loro grado di saturazione – minore è questo valore, maggiore sara la possibilità di ottenere buoni risultati nelle posizioni delle SERP (search engine result page); il sistema per l’acquisto di pubblicità online di Google, meglio noto con il nome di AdWords è dotato di uno strumento per l’analisi delle parole chiavi; AdWords è rappresentato dai volumi di ricerca che indicano chiaramente le tendenze di ricerca per i vari termini, in media e nell’ultimo mese
  • equilibrio testo:immagini, ottimizzazione immagini – non si tratta dell’equilibrio visivo, ma del peso totale della pagina dell’uno e dell’altro elemento; le immagini hanno un peso molto diverso dal puro codice e dunque la loro presenza, se non controllata, può appesantire notevolmente la pagina; molti utenti sono disposti ad aspettare solo alcuni secondi per il caricamento di una pagina, passati i quali, potrebbero decidere di abbandonarla – il tempo medio di attesa può oscillare tra otto e dieci secondi; c’è poi da considerare che il formato JPEG, per quanto ampiamente usato sul web, non è necessariamente adatto a qualunque immagine; JPEG è utile in caso di immagini fotografiche di dimensioni significative; quando si tratta invece di piccoli elementi grafici – icone e pulsanti, vale la pena sperimentare il classico formato GIF, che per oggetti di così piccole dimensioni può contare su un peso minore e su una qualità maggiore; dare nomi alle immagini caricate
  • usare il codice per creare zone di colore – con una singola riga di codice si può creare un rettangolo colorato che pesa un millesimo della corrispondente immagine
  • da preferire i text link invece di image link – permette di ottenere significativi spostamenti di posizione nelle SERP (search engine result page)
  • il codice del testo posizionato in cima della pagina – dal punto di vista visuale (quindi di ciò che vede l’utente) è possibile posizionare dei contenuti in una determinata parte della pagina, ma fare in modo che il codice sotteso si trovi in cima nella stessa pagina, affinché gli spider lo notino subito
  • analisi struttura del layout – il menu di navigazione è chiaro e visibile?; la homepage è ben organizzata?; posso trovare facilmente una mappa per orientarmi?; ogni sito visitato (a parte quelli che già abbiamo nei preferiti, oppure quelli che ci vengono segnalati, oppure i link che seguiamo sul web) ha origine da una ricerca e dalla scelta di un collegamento tra i risultati; veniamo letteralmente lanciati sui siti web e spesso, in base a come le pagine sono ottimizzate, non entriamo neanche dalla porta principale di un sito; comunque vada appena approdati sulla prima pagina ci poniamo, non necessariamente in maniera conscia, 3 semplici domande – dove sono capitato? la pagina contiene ciò che avevo cercato? come esploro il resto del sito?; queste domande scorrono nel nostro cervello in modo velocissimo, così rapide che in pochi secondi siamo in grado di rispondere e decidere se rimanere sul sito oppure alzare i tacchi e andare via; “the adaptive path” – uno strumento di analisi per il web, cui metodologia è di mettere in relazione le esigenze primarie degli utenti con altrettante aree del layout di un sito web
  • titolo per ogni pagina – nel raggruppamento di elementi che favoriscono una corretta indicizzazione, il titolo è sicuramente molto importante; in primo luogo deve essere breve e corrispondere il più possibile all’oggetto della pagina a cui appartiene; deve inoltre ricomprendere al suo interno alcune delle keywords su cui si vuole focalizzare l’attenzione e che devono essere presenti anche nel resto della pagina; il “tag title” deve essere necessariamente diverso da pagina a pagina, altrimenti c’è il rischio che più pagine vengano indicizzate per termini simili, o peggio che non vengono indicizzate affatto; i titoli possono essere definiti “contenuti di pillole” o micro-contenuti; questi devono essere come delle perle di saggezza – da 40 a 60 caratteri per descrivere cose spesso molto articolate; la prima parola dovrebbe essere la keyword a cui si vuole dare più rilevanza e pagine diverse inoltre non dovrebbero mai iniziare con stesso termine
  • meta tag – micro informazioni nascoste nel codice – description, keywords per ogni pagina; non sono visibili all’utente e la loro presenza è primariamente destinata ai motori di ricerca; questo tipo di tag non fornisce al browser indicazioni circa la visualizzazione della pagina, per cui non hanno effetto alcuno sul layout finale; anche i meta tag keywords servono a individuare in maniera precisa l’argomento trattato nella pagina
  • tag di intestazione – per una pagina che ha contenuti specifici per un determinato argomento, tre intestazioni possono essere più che sufficienti; un tag H1 deve essere usato per il titolo principale del testo, poi segue un paragrafo; due o tre tag H2 possono essere usati per frammentare il testo in sezioni pur mantenendo ancora la pagina estremamente concisa; i tag H3 possono essere usati per liste di link o informazioni che non sono propriamente rilevanti nei contenuti della pagina; considerando inoltre che attualmente i motori di ricerca “amano” i tag H1, è buona norma fare in modo che il testo dipendente da questi sia il più possibile simile a quello compreso nel “title” e nel “meta tag Description”; c’è poi da considerare che il testo del tah H1, a differenza del “title”, può contenere anche dei link verso altre pagine, il che estende ulteriormente le sue possibilità; i tag di intestazione non devono essere usati per puri scopi di visualizzazione, ma vanno usati invece per organizzare i livelli di importanza dei contenuti
  • usare il grassetto nel testo – nella vita reale chi scrive testi usa il grassetto per focalizzare immediatamente l’attenzione del lettore u parole rilevanti rispetto a un determinato concetto; il grassetto viene cioè usato per guidare l’interesse del lettore; nel mondo del web il grassetto, originariamente espresso con il tag <b> è stato a lungo considerato allo stesso modo del grassetto che si trova sulla carta stampata; al suo posto venne introdotto il tag <strong>, che produce un risultato identico dal punto di vista estetico, ma è molto diverso dal predecessore, poiché ha un vero valore semantico, non esprime il semplice grassetto ma comunica un’enfasi maggiore sulle parole o frasi a cui viene attribuito, che in determinate condizioni di lettura produce risultati diversi; gli stessi spider dei motori di ricerca porranno un’attenzione maggiore sulle parole così taggate, rilevando che queste hanno un valore semantico diverso rispetto al resto del testo
  • ALT per le immagini – l’attributo “alt” (alternativo) è un elemento del tag <img> e serve a inserire una informazione specifica sulle immagini presenti nelle pagine web; il risultato più evidente della presenza di un testo “alt” è che quando l’immagine non è disponibile, al suo posto viene comunque trascritto il testo alternativo; in questa condizione specifica, uno screen reader leggerebbe il testo alternativo, riuscendo comunque a far comprendere il contenuto dell’immagine rappresentata; allo stesso modo uno spider avrebbe un’informazione aggiuntiva da poter indicizzare; è poi importante che alcune keyword presenti nel testo alternativo siano comunque già presenti anche nel titolo della pagina, nel “meta tag description” e in altri elementi della pagina
  • ALT negli elenchi puntati – la simulazione dell’elenco puntato con un pallino in formato GIF permette di replicare le keyword, come testi alternativi, nelle pagine; così facendo gli utenti vedrebbero sempre e comunque un semplice elenco puntato, ma agli occhi degli spider la densità delle keyword salirebbe rapidamente; questo metodo è consigliato in tutti quei casi in cui le pagine non sono ricche di contenuti testuali, poiché la densità delle keyword diventa molto più elevata
  • keyword density – una delle più facili azioni che permettono di migliorare il posizionamento nei motori di ricerca; con questo termine si indica il rapporto tra il numero di parole chiave presenti nella pagina (quelle sulle quali si vogliono ottenere significativi risultati) e tutte le altre presenti nella stessa; il rapporto si misura in genere in percentuale e si basa sul totale delle parole; se alcune parole chiave sono ripetute con più frequenza su una determinata pagina è possibile pensare che i motori di ricerca pongono maggiore attenzione su questa e decidono di farla avanzare di posizione nelle SERP (search engine result page); per iniziare è necessario analizzare la pagina web a cui si sta facendo riferimento, ipotizzando quali parole chiavi siano davvero più rilevanti rispetto ad altre; si può comporre una lista di queste e la fase successiva è quella di integrare queste parole in un discorso di senso compiuto, giacché non bisogna dimenticare che è l’utente finale a leggere il testo; ciò che bisogna fare è un lavoro di estrema precisione ed equilibrio: da un lato bisogna ripetere le parole chiavi in modo da aumentare la loro densità agli “occhi” dei motori di ricerca, dall’altro bisogna fare in modo che l’eccessiva ridondanza di queste nel testo non lo renda difficile da leggere per gli utenti
  • prossimità delle keywords – per prossimità si intende la vicinanza delle parole chiave su cui si vuole concentrare per il posizionamento; l’utilizzo di termini di congiunzione è possibilmente da evitare, poiché questi allontanano tra loro le keyword, riducendone il valore; una pagina “perfetta” dovrebbe avere al stessa prossimità delle keyword sul titolo, nei taf H1, nei link e nei contenuti interni
  • posizione delle keywords – esistono dei punti ben precisi dove le keyword possono ottenere una maggiore considerazione dagli spider, ed è dunque necessario concentrarsi su questi; una regola di base è che i motori di ricerca gradiscono maggiormente le keyword che si trovano in alto nelle pagine; per “alto” però non si intende necessariamente la parte superiore della pagina come vista nel browser, bensì la loro posizione all’interno del codice; è dunque fondamentale concentrarsi ancora una volta sul “titolo”, sul “meta tag description” e sulle prima intestazione disponibile
  • link interni e il percorso chiuso – i link son un po’ come il motore di un sito web, servono a fare in modo che gli utenti possano muoversi agilmente tra una pagina e l’altra oppure lasciare il sito per navigare su altri siti segnalati; in primo posto va detto che gli utenti dovrebbero essere “trattenuti” il più possibile all’interno di un sito, attraverso l’utilizzo intelligente dei link; diamo un valore ai link interni, che seguendo la logica dell’ipertesto, suggeriscono all’utente percorsi di navigazione dei contenuti alternativi rispetto al tradizionale  menu del sito; spesso i link servono anche a stabilire tra le pagine un percorso chiuso, che mantenga appunto l’utente all’interno del sito il più possibile
  • dimensione della pagina, il “giusto peso” – il motivo dell’abbandono di una pagina sono spesso molteplici, e il tempo di attesa che un utente deve fronteggiare per ottenere il contenuto è uno dei fattori determinanti; in pratica, con una pagina che impiega più di 15 secondi a caricarsi, si perde il 50% dei potenziali visitatori; ridurre le dimensioni di una pagina web ha effetti di vario tipo, sia per gli utenti finali, sia per i motori di ricerca; in prima posizione le pagine si caricano più rapidamente e dunque gli utenti possono vederne il contenuto in tempi brevi; se un sito risponde in maniera più reattiva, è ragionevole pensare che potranno anche aumentare le conversioni, ovvero gli utenti saranno più disposti ad acquistare prodotti, registrarsi er ricevere delle newsletter o semplicemente aggiungerlo tra i preferiti
  • link popularity – il posizionamento dei siti web nei risultati di Google su determinate chiavi di ricerca avviene principalmente grazie alla link popularity; se un certo numero di utenti dirige un link verso un determinato sito, usando la medesima parola o frase, Google “ritiene” questa frase molto popolare e dunque considera che il sito oggetto dei link meriti più di altri le posizioni più alte; se si ottiene un certo numero di link, tutti con i medesimi termini, la link popularity del sito di destinazione crescerà notevolmente per il termine indicato; è però fondamentale sapere che questo metodo non funziona in modo perfetto in tutte le situazioni; Google opera un riscontro di validità tra i contenuti segnalati nei vari siti web e quelli del sito di destinazione, per evitare l’utilizzo scorretto di questa tecnica; se non viene trovata una corretta corrispondenza, il metodo non funziona
  • creare costantemente dei contenuti che il pubblico cerca e a cui interessa